run away with my heart.
giulia, 19/05/1992.
nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone.
wanna more?

how I wish you were here.
"hey daddy, but what are the clouds made from?"
"air and water!"
"oh. I thought it was milk..."
the past is just a closing door.
Credits.
il codice me l'ha fatto sophie con tanto ammore (seh!).
per l'immagine, credits qui.
e la frase la cambio quando mi pare e piace.
- per le icons e immagini varie, se ci sono i credits è bene; se non ci sono vuol dire che sono salvate da secoli nel computer e ormai non ho più la minima idea di dove le abbia prese. se qualcuno lo sa che me lo dica e non avrò problemi ad aggiungerli *plin*
I'm scared that even my own breath could burst it if it were a bubble.
sabato, 25 aprile 2009 ; commenti (1)
ascolto una canzone dolcissima, o forse dovrei dire più una melodia dolcissima perchè sono solo suoni sparsi di un pianoforte.
e così penso che mi manca scrivere di me.
ho la terribile sensazione di star sbagliando qualcosa anche se proprio tu mi hai detto che non c'entro niente.
e ieri al telefono qualche lacrima è spuntata, perchè è così che sono, mi faccio mille paranoie e sinceramente non ho proprio voglia di perdere nessuno in questo momento.
sì, forse sei fuori di testa, come hai detto tu stessa, ma resta il fatto che di questo passo qui fuori di testa ci vado io.
vedi di tornare presto in te perchè mi manchi brutta idiota.
breathe me.
sabato, 03 gennaio 2009 ; commenti (9)
devo aggiornare, oh sì.
e non perchè è passato più di un mese dall'ultimo post o perchè altrimenti il blog andrebbe allo scatafascio.
devo aggiornare perchè ci sarebbe tanto da dire e un po' meno voglia di farlo, perchè le mie giornate si stanno colorando di un colore diverso...perchè ora c'è lui.
forse non è iniziata proprio nel migliore dei modi, soprattutto da parte mia, perchè ero confusa e perchè lui è riuscito (e riesce) a disarmarmi in meno di un secondo di tutte le mie convinzioni e certezze.
avete presente quando si dice "sentirsi le farfalle nello stomaco"?
ecco, io prima di quel ventritre dicembre non credo di averle mai sentite sul serio, quelle farfalle.
ma ora posso dire che diamine, quant'è vera quella frase. perchè per tutto il giorno, dopo quel bacio, non ho sentito altro che un ribollire dentro di tante cose diverse e davanti agli occhi un susseguirsi disordinato di immagini di quel nostro bacio così improvviso e inaspettato, consumato velocemente in un vicolo di una strada mentre dietro l'angolo qualche amico era lì che rideva e scherzava e si chiedeva che fine avessimo fatto.
e il non capire cosa fosse successo, incontrare il suo sguardo e distoglierlo all'istante nascondendo un sorriso imbarazzato, e lo stringergli la mano ancora e ancora, la mente svuotata di tutto e nello stesso tempo piena di mille inutili preoccupazioni.
"dimmi che non è stato solo un momento di follia..." ridere come un'idiota a questo suo messaggio e rispondergli velocemente che no, non è stato un momento di follia - e come avrebbe potuto esserlo...
e ora sono giorni che me lo ritrovo accanto, che aspetto impaziente di poterlo vedere e stritolare in un abbraccio o che lo spio di sottecchi mentre è lì che parla con i suoi amici per poi saltellargli incontro, stampargli un bacio sulle labbra e tornare indietro ridendo, lasciandolo lì impalato che mi guarda sorpreso (o esasperato, questo è ancora da capire <3).
eee niente, sono giorni in cui sto bene e non lo nascondo che gran parte del merito è suo.
poi mi basta pensare che tra tre giorni ricomincia la scuola ed ecco che ho una gran voglia di buttarmi dal diciasettesimo piano di un grattacielo...avrei una montagna di pagine e pagine che mi ero ripromessa di studiare durante le vacanze natalizie cosa che puntualmente non ho fatto e potrei prendermi a schiaffi da sola se non fosse che non ho la voglia di fare nemmeno quello.
e ora vado a meditare su cosa fare stasera tra tombolata a casa di raffa, pacchia a casa mia e serata a casa di L.
dove ricadrà la scelta...?
in the middle of nowhere.
venerdì, 28 novembre 2008 ; commenti (3)
là fuori tira un ventaccio assurdo. gli alberi si piegano e gli avvolgibili sbatacchiano in continuazione.
ma non serve poi tanto mettere il naso fuori di casa per sentire il freddo o vedere il vento spazzare via tutto.
io ho freddo. ho freddo anche se fuori spunta un sole da maglietta a mezza manica. ho freddo ed è un po' di giorni che va avanti questa storia, per non dire settimane.
io non lo so che mi sta prendendo, a malapena riesco a capirmi io stessa.
"come stai, giulia?"
sto bene. ho da poco trascorso quattro giorni in casa solo io e sara. i miei erano andati a trovare mio fratello su a milano e hanno lasciato me qui a godermi questo piccolo assaggio di indipendenza con la mia amica.
sto bene. loro quattro sono sempre qui. mi fanno ridere, mi prendono in giro, mi ascoltano anche quando deliro, ridono per le mie facce buffe, mi abbracciano e si lasciano abbracciare senza alcun motivo.
sto male. le mie giornate mi vanno strette, ho bisogno di spazio, di un po' di respiro. voglio qualcosa di nuovo che mi faccia risplendere, di un'emozione che mi stringa il cuore.
sto male. voglio essere più bella, più intelligente, meno permalosa, più magra e più tutto. perchè a quanto pare così non va bene.
sto bene. ho finalmente finito orgoglio e pregiudizio, ho inziato l'ombra del vento, ho ricominciato a scrivere un'altra storia e chissà che non sia la volta buona.
sto male. il ventitre novembre mi sono dimenticata che era il suo compleanno. mi sento terribilmente in colpa.
sto male. voglio piangere, voglio parlare con lei - anche se a stento saprei cosa dirle. voglio guardarla negli occhi e sentirmi stringere perchè sono certa che così andrebbe meglio.
sto bene. a scuola tutto fila, buoni voti, poco studio, qualche interrogazione qua e là. voglio le vacanze di natale.
sto male. voglio allontanarmi per un po', stare via da qui, vivere un po' quello che mi ritrovo davanti. voglio viaggiare, in due, con una manciata di sogni tra le mani e le nostre risate nell'aria.
sto bene. più di un'ora al telefono con lei. mi ha tirato su senza che se ne accorgesse. mi fa stare bene, sempre.
sto male. le hanno fatto del male, ancora. e io non posso farci niente, non posso evitarle quello che sta provando, non posso cancellarle le lacrime, nè la delusione, nè la rabbia.
"come stai, giulia?"
non ne ho idea.
sto per esplodere, lo sento.
e da un po' che mi balena in testa l'idea di prendere un treno e raggiungerla, almeno per un giorno o magari anche due. tra un po' è natale, sarebbe un ottimo regalo per lei e per me - ecco, dovrei solo cominciare ad accennarlo ai miei.
potrei riempirmi gli occhi del suo sorriso, il cuore dei suoi abbracci. potrei fare il pieno di lei e poi tornare di nuovo qui, più serena di prima, almeno fino a quando tutto quel pieno non si sarà esaurito di nuovo.
"io non ce la faccio più a stare in due città diverse..."
12.26 - 28/11/08